Nessungrilloxllatesta

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Ogni casta è bella a mamma sua?

Inviato alle 12:18 il Oct. 17, 2007

Un mondo di click a portata d’occhio, di testa, di coscienza. E quando il microchip non fa la sua comparsa ci pensa il tubo catodico fra spazzatura e squali che assaltano la notizia e chi la vive a non intorpidire le menti ormai bruciacchiate dal sole dell’isola dei famosi. E i vari Striscia la Notizia, Le Iene trovano l’approvazione popolana  oltre che per il loro lavoro di denuncia, attraverso il buon vecchio “sputtanamento” di cosa non va, comprovato dalle telecamere, anche per il “nodo al fazzoletto”, ovvero l’ottenere la promessa da chi può aggiustare la cosa non funzionante, per poi tornare nel luogo incriminato e verificare se tale promessa è stata mantenuta. Nel paese di Pulcinella ormai le cose funzionano così. E chi .le leggi le fa, le approva? Come passano il loro tempo costoro? Qualcuno di loro a farsi le piste di cocaina, altri a fumarsi una foglia tritata di cannabis.. Tanto, quando escono dai loro dorati palazzi, non incontrano polizia e finanzieri e anche se li incontrano, le divise riconoscono l’aureola di casta del parlamentare e si distraggono. No, quando escono dai loro palazzi dorati incontrano solo i giornalisti. I taccuino si aprono, le telecamere s’accendono e il parlamentare recita la parte del professionista fedele al suo elettorato e alla sua busta paga (di quella del professionista della politica). Recitano ad oltranza fino a quando le penne non si tolgono dai taccuini, le telecamere non si spengono. Mentono sapendo di mentire anche ai becchini della bugia, le Iene, che in una puntata dello scorso anno avevano incalzato gli uomini de la “casta”: - Fa uso di stupefacenti caro parlamentare? – Ad un coro di no  ecco gli uomini-jena tirare fuori il tampone e chiedere – facciamo la prova? – Alcuni l’hanno fatta tanto sapevano gli epiloghi della  vicenda, cioè che quel servizio non sarebbe andato in onda (e così è stato per demerito del Garante della Privacy) e che sarebbe arrivata la condanna per quelle persone “indegne” (Le Iene)  perché ancora una volta hanno comprovato il loro motto e andazzo (dei parlamentari) - predicare bene e razzolare male -. E la condanna  di Davide Parenti, autore del programma di Italia Uno e Matteo Viviani è oggi arrivata. Hanno violato la privicy per il modo in cui acquisirono il sudore degli interpellati. Cinque mesi e dieci giorni di reclusione commutati in pena pecuniaria, soldi. La casta era incinta e ha partorito un'altra casta togata? O è la casta togata ad aver partorito la casta dei parlamentari e ogni scarafone è bello a mamma sua? Sta di fatto che dal tampone dei 50 parlamentari analizzati in quella circostanza risultò che 16 di loro avevano fatto uso di sostanze stupefacenti: di questi, 12 avevano assunto cannabis e quattro cocaina. Stupefacente che sono ancora al loro posto? No, Parlamentari.

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Monsignore ma non troppo

Inviato alle 12:11 il Oct. 13, 2007
  Un telefono squillante in una stanza vuota. La stanza è chiusa a chiave. Nessuno può rispondere. Forse nessuno deve rispondere. Settimane fa entro quelle quattro mura è andato in onda un reality show. Il celebre confessionale del Grande Fratello è ritornato fra le mura natie, ma con collocazione diversa. Non nella penombra ai lati silenziosi d’una chiesa ma in un ufficio d’un Monsignore illuminato, forse della Fede, sicuramente dai riflettori televisivi. Ed è sotto tale illuminazione che il soldato di Dio fa la sua confessione: -. Sono gay -  Una confessione di gruppo, a quanto pare, forse perché in branco ci si fa più coraggio, avvenuta in diretta televisiva su La7 il primo ottobre scorso nella trasmissione "Exit".  Confessori sono stati milioni d’italiani e, fra questi, alcuni uomini o donne con la croce appesa all’abito di professione. Breviario alla mano, breve è stata la ricerca del confessionale aperto a chiunque, sintonizzandosi su La7, quella sera ha sentito l’essere gay di questi uomini.   Le indagini hanno portato al cardinal Claudio Hummes,  monsignore capoufficio di uno dei più importanti dicasteri pontifici, la Congregazione per il Clero, sessantenne, brasiliano. L’uomo, tra i volti più noti  dell’emittente cattolica Telepace, alla griglia che separa, di norma, il peccatore dal confessore nell’espletare il normale atto penitente, ha preferito i più tecnologici camuffamenti della voce e del volto. Anche la penitenza del resto non poteva essere normale. Difatti il monsignore pur ammettendo la propria omosessualità spiega di non sentirsi in peccato. Pena: sospensione dall’incarico. Quante altre stanze dove il crocifisso è stile di vita  sono desolatamente chiuse, o dovrebbero essere tali? E quante, invece, stanze a cielo aperto, quelle dei missionari, ci sono e di cui si sente poco parlare? E nel frattempo il telefono continua a squillare..
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Abusati d’abusi a Rignano Flaminio?

Inviato alle 10:22 il Oct. 11, 2007
 Se dico scuola materna Olga Rovere la memoria in men che non si scriva costruisce un giardino con alcuni giochi per bambini e basse panchine per farli ludicamente crescere. Accostando invece al nome della scuola il luogo ove si trova, Rignano Flaminio, scatta un labile ricordo. Il resto lo fa la Cassazione illuminata dalle luci dei mass-media che riavvolgono il nastro dei vhs aggiornandoli. E la scuola degli orrori viene spolverata dall’archiviazione. Quella scuola dell’infanzia coperta di abusi sessuali perpetrati  da due maestre e da altri due indagati ad alcuni piccoli ospiti  La sentenza infatti recita "Allo stato delle investigazioni, è consentito rilevare che, se vi sono state violenze sessuali (ipotesi non scartata dal Tribunale), esse sono state perpetrate con modalità differenti da quelle riferite nelle denunce".. [Quali sono queste  “modalità differenti da quelle riferite nelle denunce"?] la sentenza poi ricorda che i "sintomi di disagio si sono manifestati non durante l'anno scolastico, ma in epoca successiva" e che "non in armonia con quanto avviene normalmente per il danno post-traumatico" [che armonia si può avere dopo un “normale” danno post traumatico?]  in alcuni dei piccoli "si sono manifestati dopo le prime denunce" e solo in un  secondo momento i genitori "hanno fatto una lettura retroattiva di comportamenti già ritenuti nell'alveo della normalità mentre all'uscita' dalla scuola non hanno, inspiegabilmente riscontrato nei loro bambini (oggetto fino a poco tempo prima di atrocità di ogni tipo) alcun segnale di sofferenza e di disagio psichico".

Poi la Cassazione avvalla la scelta del Tribunale del riesame che ha messo in  conto che i bambini potrebbero in parte avere raccontato le vicende degli abusi ai loro genitori-registi (li riprendevano con videocamere) in fase di stress atto ad avere un effetto di “vittimizzazione secondaria”. In parole povere, balle! Bugie indotte dai genitori?  Nessuna certezza su atti sessuali ai danni dei piccoli. I mostri sbattuti in prima pagina in quei giorni non sono in realtà tali? La botte è piena. Ed ora arriva la moglie ubriaca poiché la stessa Cassazione ha chiarito la buona fede con la quale i genitori hanno denunciato la vicenda : "é indiscusso che hanno agito con l'intenzione di tutelare al meglio e di proteggere i loro bambini, ed altri bambini, dal pericolo di reati gravissimi che possono determinare danni irreversibili al loro futuro, equilibrato sviluppò". Ma  questi  “reati gravissimi” sono stati fatti? E se sì da chi se non dagli inquisiti? E  chi restituirà agli inquisiti i giorni di prigione  scontati, alla luce della sentenza, ingiustamente? Ma perché quando si parla di Giustizia si finisce spesso per sentirsi vittime di questo arrugginito e “parrucoso”  meccanismo?

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Il nobel preso a stampellate

Inviato alle 10:13 il Oct. 10, 2007
E’ di alcuni giorni fa la notizia. Il gallo italiano s’è gonfiato il petto. Il pavone ha esibito la sua ruota tricolore. Lo scienziato Mario R. Capecchi è stato insignito del premio Nobel per la Medicina grazie alla scoperta in merito alle cellule embrionali. Non lo conosco, mai sentito nominare. Mi sento ignorante mentre le agenzie battono la notizia. Il telegiornale della sera mi illuminerà. Penso. Eccolo, lo intervistano. Parla inglese. Sarà una conferenza stampa europea, mondiale, mi dico, dove l’inglese è d’obbligo. Ora verrà da noi, dai giornalisti italiano.. Macchè. Lo doppiano. Scavo. E attingendo dal pozzo d’intelligenza Google mi “linfo” del Capecchi. Nasce nella città del balcone più famoso del mondo, Verona, nel 1937, da padre italiano e madre americana. Cresce, ma soprattutto studia all’estero.. Di fuga di cervelli adolescenziale trattasi. Oltre che scienziato pure profeta è stato. Per uno che va, una che, dopo essere stata sfrattata  e scampata dall’Italia per cause razziali (nel 1938)  ha fatto da pendolare per molti anni fra il Bel Paese e l’America dove i laboratori di ricerca non sono chiusi a chiave come da noi, Rita Levi Montalcini.. E questo forse nel 1986 le è valso lo stesso ramo del nobel dato oggi a Capecchi. Quasi centenaria siede ora su una poltrona del Senato accanto al picconatore Cossica, a Mister Par Condicio Scalfaro e ad altri. Siede lì per meriti raccolti nel campo. Solo per meriti, mentre gli ex Presidenti della Repubblica, volenti o nolenti per la bella avventura che è il vivere, qualche errore nel loro settennato immagino lo abbiano fatto, caro Storace. Tu, che hai fatto dell’ironia sparando nel mucchio dei Senatori a Vita volendo donare alla Senatrice un paio di stampelle perché l’aiutino ad espletare le sue funzioni. E’ quasi divertente osservare come ora che si sta oliando un arrugginita forbice per utilizzarla nel sur plus delle stanze del potere, i potenti si scannino fra loro o contro altre presunte caste (i giornalisti, ad esempio) con l’illusione di trovare degli assurdi alibi, o sentirsi meno soli. Semmai Capecchi tu volessi rientrare sappi che il ruolo di Senatore a Vita ti aspetta. Meglio te che certi inquisiti abitanti in quei luoghi.
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